72. L'odissea degli anabattisti.

   Da: R. H. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino,
1958

 Fra le varie componenti della Riforma protestante, quella formata
dagli anabattisti fu senz'altro la meno nota e la pi appartata,
ma anche la pi radicale e la pi perseguitata. L'uso di
battezzarsi da adulti, la pratica di una vita rigidamente
conformata alle Sacre Scritture, ma tollerante nei confronti degli
altri credi, il rifiuto di aderire alle istituzioni dello stato e
di impugnare le armi, ne fecero, come spiega in questo brano lo
storico americano Roland H. Bainton,  un movimento temuto da tutte
le autorit costituite, sia cattoliche che protestanti, per le
sconvolgenti concezioni politiche e religiose professate; e per
questo venne ferocemente combattuta ed emarginata.


   La designazione di rinnovati sarebbe la pi appropriata  per
indicare coloro che dagli avversari vennero detti anabattisti. La
parola cara a loro stessi era restaurazione. Assai pi
conseguentemente di tutti i loro contemporanei, essi investigarono
le Scritture per riconoscere i lineamenti della Chiesa dei
primordi.
   Li colp soprattutto il fatto che la Chiesa primitiva era stata
composta solo di credenti convinti; e che, lungi dall'essere unita
allo Stato, essa era stata perseguitata, disprezzata e reietta -
Chiesa di martiri, insomma. Sempre, dicevano gli anabattisti, la
vera Chiesa dev'essere cos schernita, respinta e calpestata. A
questo i cattolici - e analogamente i luterani e gli zwingliani [i
seguaci del riformatore svizzero Ulrico Zwingli] - rispondevano
ch'era naturale che la Chiesa fosse perseguitata in un'epoca in
cui lo Stato era ostile alla vera fede; ma, una volta convertiti
gli imperatori, perch mai questa ostilit si sarebbe dovuta
perpetuare? Lo Stato s'era fatto cristiano e la Chiesa, con lo
Stato,  poteva adottare e comprendere tutta la societ. Gli
anabattisti replicavano che la conversione ufficiale
dell'imperatore non aveva fatto cristiano lo Stato: il mondo
rimane mondo, e se i cristiani vengono elogiati da esso, la sola
spiegazione legittima  ch'essi hanno tradito la loro
testimonianza. [...].
   La concezione anabattista si fondava sul pessimismo nei
riguardi del mondo e sull'ottimismo nei riguardi della Chiesa. Il
mondo - vale a dire la societ in genere - sar sempre complice
della carne e del diavolo; ma la Chiesa deve procedere per
un'altra via e deve trascrivere nella propria esistenza collettiva
la vita e la morte del Signor Ges. Deve essere una comunit di
santi, i cui componenti, pur non essendo perfetti, aspirano
tuttavia alla perfezione e vi si esercitano intensamente. [...] Il
nerbo dell'anabattismo stava nella sua passione etica. Se il
livello morale del cattolicesimo fosse migliorato, forse non
sarebbe stato per loro impossibile rientrare nell'ovile; per
Lutero invece l'incompatibilit con la Chiesa cattolica non
dipendeva principalmente dalla pratica quotidiana della vita, ma
dall'insegnamento dottrinale.
   Gli anabattisti facevano appello a una vita rigorosamente
morale e indubbiamente ne davano essi stessi l'esempio. La
testimonianza dei loro avversari  eloquente al riguardo. Zwingli
diceva di loro: Ai primi approcci la loro condotta appare
irreprensibile, pia, modesta, attraente ... Anche i pi esigenti
debbono riconoscere che la loro vita  eccellente. [...].
   Ma se la loro vita era cos esemplare, come mai la teocrazia
zurighese [il governo d'impronta religiosa esercitato a Zurigo da
Zwingli e dai suoi seguaci a partire dal 1523], nel 1525, commin
contro di loro, con la piena approvazione di Ulrico Zwingli, la
pena di morte per annegamento? Perch mai Felice Manx, uno dei
loro primi capi, venne affogato nel lago? Perch si riesum quella
vecchia legge del codice giustinianeo [appartenente cio alla
grande raccolta legislativa, il Corpus iuris civilis, pubblicata
al tempo dell'imperatore Giustiniano] che sanciva la pena di morte
per coloro che reiterassero il battesimo e che negassero la santa
Trinit?.
   E' vero che gli anabattisti insistevano sul battesimo dei soli
adulti, ma  possibile che questo bastasse a far dimenticare
intieramente la loro condotta cristiana e ne giustificasse la
soppressione, quasi che si fosse trattato di cuccioli superflui?
Quell'antica legge del codice giustinianeo - sia detto per
incidenza - era stata diretta contro il donatismo [dal nome del
vescovo africano Donato, vissuto nel  quarto secolo dopo Cristo],
cio contro un movimento che, ai tempi di sant'Agostino [filosofo,
vescovo e padre della Chiesa, nato a Tagaste, in Nordafrica, nel
354 dopo Cristo, e morto a Ippona nel 430], aveva cercato di
fondare una Chiesa di santi, battezzando da capo tutti quei
cattolici che entravano nelle sue file. Ma la ragione vera per cui
si era proceduto legalmente contro i donatisti non stava in
quest'usanza, ma piuttosto nel fatto che alcuni dei loro proseliti
disturbavano la pace civile. Purtroppo l'imputazione contenuta
nella legge non era questa, ma bens la loro pratica battesimale;
ed ecco che a Zurigo si riesumava quella disposizione ormai
passata in prescrizione per rintuzzare gli attacchi degli
anabattisti contro la religione stabilita.
   L'analogia fra anabattisti e donatisti va, peraltro, al di l
delle apparenze. E' vero che i primi anabattisti non erano affatto
disturbatori diretti della quiete; ma essi sovvertivano tutta la
struttura della Chiesa, dello Stato, della societ. La loro
dottrina della Chiesa ne faceva una conventicola e non una Chiesa
dell'intiera collettivit. Il cristianesimo, a loro avviso,
esigeva un modo di vita che pu e vuole essere attuato solo da
credenti convinti che siano veramente morti in Cristo al peccato e
risorti con lui a una vita nuova. E' assurdo pensare che basti
essere stati spruzzati da neonati per dare saggio di quella
perfezione che vi fu in Ges Cristo. Il battesimo non dovrebbe
pertanto amministrarsi ai fanciulli perch non  un segno
d'appartenenza a una societ cristiana, come non  un rito
d'iniziazione; esso  l'attestazione visibile di una rigenerazione
che deve precedere nell'intimo. Nel battesimo, dichiara l'apostolo
Paolo [nell' Epistola ai Colossesi, secondo, 12], noi moriamo e
risorgiamo con il Cristo; ed , questa, un'esperienza che non pu
farsi alla nascita, ma solo per una conversione e un impegno
maturo. Solo quelli che hanno compiuto questa esperienza
costituiscono la Chiesa; tutti gli altri continuerebbero a far
parte del mondo anche se venisse loro versato addosso un fiume
d'acqua. L'aspersione dei pargoli non  quindi per nulla un
battesimo, ma solo una spruzzatina del bagno papista. Il
nomignolo di anabattisti, ossia ribattezzatori, dato a questa
gente, era di per s un'insinuazione: essi non pretendevano
infatti di ripetere il battesimo, in quanto l'aspersione dei
pargoli non aveva, per loro, alcun valore. Rivendicavano pertanto
il nome di battisti, non di anabattisti: la designazione ch'
divenuta tradizionale venne loro affibbiata per giustificare
l'applicazione delle pene comminate dal codice giustinianeo contro
i donatisti.
   La Chiesa, dunque, secondo i cosiddetti anabattisti, dev'essere
[...] una comunit convocata [formata cio da invitati, da
eletti]; essa non pu coincidere con la collettivit, a meno che
la collettivit consti unicamente di credenti adulti, come
talvolta avveniva nelle colonie anabattiste. Era assolutamente
impossibile ritenere che una citt spiritualmente eterogenea come
Zurigo fosse l'Israele di Dio, dal momento che Zwingli non aveva
promosso una epurazione sufficiente. La Chiesa deve essere
conservata pura per mezzo della disciplina, espellendone tutti
coloro che non si conformano al modello della condotta del Cristo.
L'esclusione dalla Chiesa deve essere tuttavia l'unica sanzione;
il braccio dello Stato non dev'essere mai invocato. La libert
religiosa era pertanto un principio fondamentale degli
anabattisti, ed essi furono la prima Chiesa a farne un articolo
fondamentale del loro credo.
   La Chiesa e lo Stato devono anzi essere separati, in quanto lo
Stato comprende tutti gli appartenenti alla collettivit, mentre
la Chiesa non consiste che dei santi. Lo Stato fu istituito a
causa del peccato, ma la Chiesa  stata creata per i salvati.
Queste affermazioni implicavano la dissoluzione di tutta la
struttura della societ medievale. Lutero e Zwingli non si erano
mai spinti tanto oltre e si dissociarono tanto pi recisamente da
queste tesi in quanto gli anabattisti giungevano ad affermare che
i cristiani non devono solo ripudiare qualsiasi alleanza con lo
Stato, ma devono disinteressarsene completamente; il mondo 
mondo, essi dicevano, e non v' speranza che divenga mai
cristiano. Anche Lutero riconosceva che la societ non pu essere
fatta cristiana, ma credeva tuttavia che i credenti debbano adire
alle cariche pubbliche per contenere la violenza degli empi. Gli
anabattisti replicavano che lo Stato fu bens istituito da Dio a
causa del peccato e per reprimere il peccato, ma che la sua
amministrazione deve essere lasciata ai peccatori.
   Questo atteggiamento comportava di per s il ritiro dalla vita
politica. [...].
   Era questo, pertanto, un programma che non propugnava soltanto
la libert religiosa e la separazione della Chiesa dallo Stato, ma
anche il pacifismo e l'astensione completa dalla vita pubblica.
Gli anabattisti generalmente non erano sovvertitori, e non vanno
confusi con quei pochi ribaldi che venivano accomunati con loro
sol perch non curavano di battezzare i figli; n si deve dar
troppo peso al fatto che taluni fra i primi anabattisti non
condividevano il principio della rinunzia assoluta alle armi. La
grande maggioranza obbediva ai magistrati in materia non
incompatibile con i loro princip fondamentali, e disobbediva
invece quando la coscienza lo imponeva, sopportando con docilit
qualunque punizione.
   Questa gente che si considerava come un gregge pronto al
macello veniva temuta e sterminata come se si fosse trattato di
lupi. Essi sfidavano l'intiero modo di vivere della collettivit:
se fossero divenuti troppo numerosi, i protestanti non  sarebbero
stati in grado  d'impugnare le armi contro i cattolici, e i
Tedeschi non avrebbero resistito al Turco. E gli anabattisti
diventarono, di fatto, numerosi: essi disperavano della societ,
ma non disperavano di conquistare proseliti al loro sistema di
vita. Ogni membro del gruppo era considerato un missionario:
uomini e donne abbandonavano le proprie case per sobbarcarsi a
campagne evangelizzatrici. Le Chiese stabilite, fossero cattoliche
o protestanti, erano allibite nel vedere che questi ministri
religiosi d'ambo i sessi si insinuavano per i borghi e le
campagne. In alcuni comuni della Svizzera e della valle del Reno,
gli anabattisti cominciarono a prevalere numericamente sui
cattolici come sui protestanti. Si temette che il moltiplicarsi di
gruppi professanti idee di questo genere divenisse una minaccia
per la sicurezza dello Stato, pi di quanto non potesse esserlo la
demolizione delle mura cittadine. Nel 1529, la dieta imperiale di
Spira decret con l'approvazione concorde dei cattolici e dei
luterani che agli anabattisti s'infliggesse la pena di morte.
[...].
   Pochi di quelli che avevano l'audacia di intervenire a una
riunione anabattista potevano sperare di morire nel proprio letto.
La maggior parte dei loro capi pi moderati vennero eliminati in
pochi anni con il fuoco, l'acqua, la spada. Basta solo scorrere
un'innario anabattista [libro che raccoglie  inni ad uso
liturgico] per trovare, accanto ai nomi degli autori, indicazioni
come queste: annegato nel 1525, arso nel 1526, decapitato nel
1527, impiccato nel 1528, e via dicendo. Talvolta venivano prese
intiere comunit; soprattutto i capi erano colpiti, e le
moltitudini erano cos lasciate senza pastore. [...].
   Comunque gli anabattisti sopravvivono tuttora. Essi si sono
conservati tenendosi ai confini della civilt e schivando cos la
societ borghese, l'industrialismo, l'imperialismo, il
nazionalismo. Essi si ritrassero in quelle zone marginali ove la
tirannia delle strutture sociali dominanti non fosse ancor giunta
a imporre il conformismo e dove quindi la comunit dei santi
potesse vivere indisturbata. [...].
Tutte le insidie della societ moderna - ferrovia, telefono,
automobile, cinematografo, giornale, specialmente se a fumetti, e
perfino trattore - sono state tenacemente respinte. Naturalmente
anche l'istruzione statale  stata considerata un pericolo per la
struttura della comunit. La tradizione s' conservata meglio dove
maggiore  l'isolamento e pi acuto il contrasto. Una collettivit
appartata prospera nella persecuzione e ha bisogno di una specie
di ghetto per preservare il suo zelo. Il contatto con l'esterno e
l'affratellamento sono un insidioso invito al conformismo: i
giovani cominciano a vestirsi e a pensare come gli altri e infine
si arrendono al mondo.
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